Come curarsi dalla “grande malattia”

Aggiornato il: 26 dic 2020

Il "caso" quale grave virus epidemico



Ciò che viene chiamato “emergenza”, non si può chiamare emergenza: è stato un adempimento, una necessità, che viene chiamata “pandemia”.


Il modo di vedere dell’uomo è limitato, perché egli non vede l’insieme: vede una parte.

Ad es. per lui esistono le “epidemie”, per il mondo spirituale esse sono “modi” tipici per richiamare nei mondi spirituali diversi individui legati dallo stesso piano a cui erano predestinati.

Ci sono altri modi, che attraggono gruppi di individui contemporaneamente: i terremoti, le alluvioni, i cataclismi di origine naturale.


Si ammalano della stessa malattia, nel momento giusto, solo le persone che sono predestinate. Un individuo non predestinato potrebbe vivere a contatto con malati, dormire con un malato, addirittura usare la “mascherina” del malato, ma non morirebbe di quella stessa malattia. Perché non è predestinato.


Chi dice che il morire di epidemia è legato all’individuo dotato di sistema immunitario più forte o più debole, di spiritualità minore o maggiore, di materialismo o di moralismo, sbaglia.


Muore chi è predestinato, chi doveva morire. Ma era già previsto.

La morte è un grande avvenimento per la biografia, e non può MAI essere casuale.


Le immunizzazioni non avvengono grazie al “gregge” o al vaccino, ma perché si esaurito il tempo e il numero di persone che dovevano tornare.


Ci saranno sempre “ritorni” di persone nei mondi spirituali: con diverse modalità.

Potete chiamarli come volete. Ma non fatene mai un fatto personale, non fatevi coinvolgere dal dubbio.

Ognuno ha il suo destino.


Non esistono malattie.

E non esiste il caso.

Esiste la paura, il dubbio, l’illusione che viene creata, credendo che esista il caso.


Credere che esista il caso, è una gravissima malattia.

A volte incurabile.

Ma se si crede che la vita sia frutto di una volontà superiore, si guarisce presto.

Anche adesso.



Tiziano Bellucci


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