C’ERA UNA VOLTA LA “LIRA”


Un tempo, in Italia circolava una moneta “musicale”: un denaro peculiare che portava lo stesso nome di uno meraviglioso strumento musicale a corde, simile ad un arpa. La Lira.

Nel popolo del “bel canto”, nella patria dei grandi artisti  ci si scambiava  un soldo che -almeno nel suo nome- era “artistico”. L’italia aveva un tempo un soldo che rispecchiava la sua anima di popolo.

La Lira venne introdotta quale simbolo dell’unificazione dell’Italia, nel 1861. Sotto la “bandiera”

Si confuse il meraviglioso principio di creare una fraternità europea, con l’unione monetaria. Si realizzò non un unificazione delle anime, ma un unificazione dei mercati.

Furono fatte promesse di grandi miglioramenti: ma questo fatto non ha portato vantaggi.

L’Europa è unita. E questo è un fatto positivo. Ma unita nel nome di chi?

Dell’Euro.

Non era meglio essere uniti come fratelli europei, nel nome di Cristo, continuando ad a avere la musicale Lira?

Mantenere una sovranità monetaria non significa non poter essere uniti.

Ci sono diversi stati in Europa (Inghilterra, Danimarca, Svezia) che fanno parte dell’unione europea, ma hanno una moneta diversa. La loro.

Che senso ha -infine- continuare ad avere una moneta –non musicale- che produce solo povertà e crisi?

Non sarebbe forse meglio, diffondere una maggiore consapevolezza spirituale sulla necessità di formare una comunità europea basata sulla spiritualità che ordinata secondo i mercati economici?

Non sarebbe meglio sentirsi “fratelli d’Europa” separando ciò che è di Cesare (denaro) da ciò che è dell’individuo (Dio)?

Tiziano Bellucci

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