VIVERE SE STESSI COME “VERO IO” TRAMITE LA CONCENTRAZIONE

VIVERE SE STESSI COME “VERO IO” TRAMITE LA CONCENTRAZIONE


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Sollevando il nervo dal sangue, si produce la inedità possibilità di sperimentare il proprio Sé, la reale natura spirituale umana. Si “pensa” tramite il cervello eterico, allentato dalla testa fisica, leggermente sporgente al di fuori della fronte.

Ci si sente non più l’ego, ma il vero io. E la sensazione che si ha è che ogni esperienza o ricordo cambia qualitativamente di valore. Nel momento in cui si medita, non ci si sente più identificati con le situazioni o le esperienze come accade di solito, ma le si osserva da un punto di vista esterno, senza partecipazione passiva, senza coinvolgimento. Si avverte un senso di unità con una realtà diversa, che affiora in quei momenti, la quale non associa pensieri con sentimenti o impulsi in modo automatico come accade nella vita odierna.

In quello stato, si può “decidere” o scegliere se sentire o non sentire, se giudicare o non giudicare un fatto. Non si diviene obbligatoriamente “eccitati” o “depressi” da un fatto. A tutta prima la tendenza naturale della coscienza eterica è solo di “osservare”, di prendere atto, senza necessariamente entrare nel giudizio. Esso è possibile, ma non sorge come fatto spontaneo.

Infine si avverte che quello stato, poggia su condizioni diverse nel considerare l’esistenza: l’anima è più misericordiosa, più amorevole e più tollerante verso ogni cosa. Sente che la positività, la mancanza di aspettative, è sostanza di quello stesso mondo di cui si sente allora parte. Ci si sente pervasi di una volontà, ma costituita di affetto, di radiante interesse colmo di speranza verso il mondo e la vita. Si vorrebbe non chiedere nulla agli altri, ma poterli godere pienamente per quello che essi sono, nella loro variopinta espressione umana. Tiziano Bellucci

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